sabato 19 febbraio 2011

Che cosa rimane di un film?

Viaggio alla Mecca
Le Grand Voyage - 1h 47'

Regia: Ismaël Ferroukhi


Che cosa rimane di un film? Spesso la memoria di una manciata di secondi, sequenze toccanti o suggestive che segnano un retrogusto in grado d’imprimersi in quello che si chiama l’immaginario, magari non collettivo ma semplicemente nostro, privato.
Viaggio alla Mecca, film presentato alla Settimana della Critica al festival di Venezia del 2004 dove gli è stato attribuito il Leone del Futuro, ci è rimasto dentro. Sul finale il regista Ismaël Ferroukhi ci regala una sequenza di struggente bellezza con milioni di fedeli in pellegrinaggio alla Mecca. Una scena epica, di sapore classico, che propone il senso di una ricerca della spiritualità, dell’essenza di una dimensione umana, di un intimo percorso di redenzione, vissuto nel colloquio col Divino. Ma non è solamente per il suo finale che il film di Ferroukhi merita di essere visto: si tratta di un intenso road-movie narrato come un viaggio d’iniziazione, la descrizione di una esperienza di conoscenza che mette in primo piano il valore stesso del vivere appesi come siamo all’esile filo del Male e del Nulla, alle abbacinanti tentazioni che ci travolgono.

Secondo i dogmi della religione musulmana è la morte il polo attraente capace di dare senso alla vita, mentre ogni peccato ci porta inevitabilmente a deviare dalla retta via della conoscenza. Elevarsi a Dio è una disciplina necessaria: quello che l’anziano Mustapha (Mohamed Majd) avverte fin dall’inizio del film è l’esigenza di chiudere un cerchio compiendo un viaggio verso la Mecca in automobile, abbracciando una prospettiva senza tempo per recuperare il proprio tempo interiore. L’incipit ci mostra due fratelli in un cimitero d’auto impegnati a cercare la portiera dell’automobile, mezzo del fatidico viaggio. Rèda (Nicolas Cazalé) è il figlio minore di Mustapha e tocca a lui accompagnare il padre. I due non mostrano d’andare d’accordo: Rèda è indifferente riguardo alla tradizione, preferisce pensare alle donne, non rifiuta di tracannare birra, è insomma un peccatore fiero di esserlo. Mustapha gli tiene testa, con severa tenacia, inseguendo la propria meta con determinazione e fidandosi, più che delle carte geografiche, delle posizioni del sole che lo guidano sulla rotta. Lo scontro di caratteri e di solitudini opposte genera una consapevolezza che prepara nuove maturazioni. Mustapha rifiuta di sottostare alle regole di un progresso in cui egli intravede una minaccia: arriva così persino a gettare nella spazzatura il telefonino del figlio, poiché l’unico contatto che vuole avere è quello privato col suo Dio, attraverso la preghiera.

Durante il tragitto che conduce la coppia dalla Francia attraverso l’Italia (Rèda è sedotto da Milano capitale del consumo che il padre gli impedisce di visitare) fino in Slovenia, in Turchia e poi in Siria, una misteriosa figura di vecchia appare e ricompare continuamente. Per il giovane la conquista di una dimensione spirituale sarà lenta e graduale e arriverà al momento fatidico del passaggio di testimone, con la morte del padre, una vocazione filiale sintetizzata poi in un semplice gesto di carità. Il film tocca vertici di lirismo quando impasta sapientemente i caratteri dei protagonisti con la natura che li circonda (si veda la sequenza del risveglio nell’automobile perduta in un deserto di neve). Alle suggestioni contribuisce la materica colonna sonora di Fowzi Guerdjou. Ma è nel ritmo avvincente e ieratico che Viaggio alla Mecca trova il suo respiro ideale, nell’intarsiarsi di dialoghi e di silenzi assai allusivi, capaci di restituire la necessità di questo colloquio col sublime, con la bellezza di una fede vissuta nel silenzio interiore, capace di resistere al rumore, spesso intollerabile, del mondo odierno.

© 2006 reVision, Francesco Puma

giovedì 17 febbraio 2011

VIAGGIO ALLA MECCA - DIBATTITO

Cari visitatori,
dopo la discussione di oggi pomeriggio su VIAGGIO ALLA MECCA, vi propongo 2 tracce per proseguire la discussione da qui al 18 MARZO, appuntamento per la proiezione del 3° film, IL VENTO FA IL SUO GIRO di Giorgio Diritti.



TRACCIA 1:
Durante il dibattito sono emersi degli spunti interessanti di analisi su VIAGGIO ALLA MECCA (il rapporto padre/figlio e la sua evoluzione nel corso del film, la presenza dell'interrogativo religioso/spirituale, il personaggio del padre e la sua "spiritualità", la presenza dei vari personaggi secondari che i due incontrano sul percorso, il senso della tradizione familiare, nell'attaccamento del personaggio del padre alla vita, ecc.). Aggiungi anche tu degli spunti di discussione, commentando questo post. Ricordati di inserire un titolo nel tuo commento che ci permetta d inidividuare i vari filoni di discussione.

TRACCIA 2:
A lezione abbiamo visto i primi 3 minuti de IL GIARDINO DEI LIMONI e di VIAGGIO ALLA MECCA. Abbiamo visto in che modo, nei due film, Eràn Riklis e Ismael Ferroukhi intrroducono i vari personaggi, presentano le due situazioni, ci forniscono informazioni sui rapporti tra i personaggi. Nel dibattito in classe abbiamo individuato, "a caldo", varie differenze sia neio contenuti che nei modi di costruire questi film.
Qualsiasi spunto di analisi è gradito :-)

Grazie di nuovo a tutti per la lezione di oggi e un abbraccio collettivo!

S/F/B

martedì 1 febbraio 2011

IL GIARDINO DEI LIMONI #2

Cari visitatori,
vi posto qui alcuni passi dell'analisi che avevo fatto io su carta de Il giardino di limoni. Vi metto anche il minutaggio.
Poi magari vi metto qualche foto.

Vi propongo un'esercitazione: scegliete una sequenza qualsiasi, da un film a piacere, e provatre a fare un lavoro analogo. Se non ve la ricordate, potete cercarla su youtube. Cercate di utilizzare gli strumenti che abbiamo usato a lezione.


ESEMPIO 1:

“Buca” a pranzo (3.30)

INFO NAVON

Presentazione di Israel. Sappiamo chi è e che posto occupa. Lo sappiamo attraverso la tv (nel film accadrà spesso che otteniamo delle informazioni su di lui tramite la tv)

INFO SALMA

Abbiamo delle informazioni sul personaggio di Salma: dopo aver detto che le mancano i figli, telefonano per dire che non verranno; chiede a Abu Hassan se vuol restare e se si vuol portare via qualcosa (istinto di madre; solitudine, amici che si sottraggono; tristezza, rarefazione)

INFO ABU HASSAN

Il personaggio è l’unico che non ci viene in qualche modo presentato (Salma attraverso i limoni, Israel tramite la tv, mira tramite le voci off nella scena dello scarico dei mobili)



ESEMPIO 2:

Primo dialogo tra Israel e Mira (6.32-8.08)

INFO SHELLY

Shelly e Israel si scambiano uno sguardo di intesa. Successivamente, si incontrano e si toccano, con una sfumatura di intimità. Mira li vede e inizia quel mini-subplot del sospetto di mira su Shelly. Si usa una combinazione della soggettiva di Mira attraverso il finestrino, un elemento che sancisce una serie di separaqzioni: Israel/Mira, marito/moglie, fuori/dentro, movimento/stasi, minaccia/sicurezza.

INFO TAMAR

Israel parla per la prima volta della sua amica giornalista

INFO SITUAZIONE

I dialoghi restituiscono la situazione del luogo

INFO MIRA

Gesto di mettere a posto la cravatta (lo farà altre volte nel film, caratterizza il suo personaggio in relazione al marito e al ruolo della donna)

INFO ISRAEL/MIRA

Scambio di battute su proteggerti/proteggerci: i due hanno una diversa concezione del loro rapporto




ESEMPIO 3:

Segreteria telefonica di Sigi (8.15)

INFO SIGI

Attraverso la segreteria telefonica sappiamo chi è Sigi (espediente interessante e simpatico). Attraverso la sa storia di studentessa, collochiamo ulteriormente i Navon da un punto di vista sociale.

INFO MIRA

Sappiamo che è architetto. Sappiamo che forse non lavora. Deduciamo altre possibili considerazioni sulla sua condizione di donna.


ESEMPIO 4:

Ziad (18.20)

INFO ZIAD

Ci vengono presentati vari aspetti del personaggio: ha l’ufficio in un campo profughi, è un posto disordinato, l’elemento delle sardine, la puzza delle mani, si presenta in felpa del Brasile(?). C’è un lieve aspetto comico nella presentazione del suo personaggio.